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Harry Street


Era Dicembre, mancavano pochi giorni a Natale ed io ero in viaggio per lavoro.

All’epoca viaggiare per lavoro era per me uno dei modi più economici per conoscere luoghi e persone, per contro non c’erano molte possibilità di scelta, le destinazioni erano limitate e i periodi non troppo prolungati, una settimana due al massimo. Quel Natale la sorte mi portò in Irlanda, a Cork dov’era una unità produttiva della mia azienda. Dovendo trattenermi anche il fine settimana decisi di viaggiare e perdermi a Dublino. Ho sempre pensato e non ho ancora cambiato parere, che il modo migliore per conoscere un luogo sia perdervisi volutamente. Camminare seguendo le vie del caso, osservare da un bar la gente che passa, mangiare dove capita quel che gli altri mangiano. Era la prima volta che vedevo Dublino e già la trovavo stupenda, il tipo di città nella quale avrei comodamente potuto vivere. Un misto di vita malinconica e bohemien, paesaggi freddi e umidi, tanta animazione per le strade, un sacco di giovani e soprattutto molte ragazze del tipo che piacevano a me. Questo era quanto bastava all’epoca; questo tutto ciò che mi veniva offerto. Almeno fino al momento in cui girai l’angolo e mi trovai in Harry street.

Non so cosa accadde, ma certamente una polvere magica cadde su di me e su quella via intera. Cominciai a camminare e quando giungevo al termine della via giravo e la percorrevo in senso inverso. Cosi per varie volte, quante di preciso non lo so davvero, ma furono molte.

Tornato in hotel continuavo immerso in una atmosfera magica, mi sedetti a un tavolo e cercai di scrivere le mie impressioni. Descrissi come meglio ci riuscivo la sensazione di cui ero pervaso. Certamente lo scritto non rende giustizia alle emozioni ma egli è ancora qui e mi riporta a quel giorno, a quella via, in un paese lontano.

 

Harry street è il luogo più incredibile che abbia mai incontrato. Un luogo dove le contraddizioni raggiungono il limite estremo e sfociano in amara poesia.

Harry street è il luogo dove a una serie ininterrotta di grandi magazzini dalle lussuose vetrine si contrappone una fila infinita di bancarelle ed un innumerevole quantità di venditori-vaganti, che fluttuano incessantemente tra un serpente senza fine di passanti.

Harry street è incredibile perché ricchezza e povertà vi si fondono in un suono multiforme, fatto di voci, grida, richieste e inviti senza sosta; mille suoni, ad uno ad uno distinti eppure fusi assieme.

Harry street è il luogo dove una bambina, di forse solo sette anni, ti chiede carità; non ha il viso del diverso e i suoi capelli sono lunghi e rossi, la sua pelle è chiara e ricca di efelidi proprio come nella genti del nord.

Harry street è il luogo dove gli adulti offrono povere merci e anche loro non hanno il viso del diverso.

Harry street è la povertà come dignità, è la ricchezza come catartica pietà.

Harry street è un condensato di contraddizioni e come tale colpisce; colpisce le parti più sensibili dell’animo, quelle ferite sempre aperte e sanguinanti che la mente cerca invano di ignorare.

Harry street è teatro vero, perché è assoluta. Harry street è la vita, è il dolore vissuto con apparente noncuranza, è suoni, luci, colori, danza, voci; Harry street è il mio animo, è tutto ciò che vorrei essere in grado di trasferire su di un foglio di carta e che invece rimane prigioniero di un corpo malato.

 

Rileggo queste righe e solo adesso, a distanza di anni, capisco Harry street. Solo adesso che ho varcato un oceano, ho conosciuto il Sud America, le sue contraddizioni e i suoi splendori, le luci e le ombre. Adesso che vivo con questa gente che è la mia gente.

Solo adesso posso capire.

Lettera a Bersani

FATTI... E NON PAROLE, PLEASE!

Trovandomi in disaccordo con molte delle posizioni prese dal PD in questi ultimi tempi ho deciso di scrivere al segretario del partito Pier Luigi Bersani, usando l’apposito canale nel sito ufficiale del Pd. Ho scritto a metá luglio e a tuttora ne Bersani ne un qualche volenteroso assistente hanno avuto la compiacenza di rispondermi… che só, almeno un grazie per l’interesse ma non ci interessano le sue idee.
Datosi che il messaggio é inviato direttamente via formulario (cosí non ne rimane traccia nelle e-mail) ve lo ripropongo attraverso la copia che mi sono tenuto.
Potranno pure essere cazzate… ma almeno un poco di buona educazione ci vorrebbe!

Vivo in brasile da dieci anni, ma continuo a seguire la politica italiana e a votare quando é ora. A 14 anni distribuivo l’Unitá quando mia madre mi pensava in chiesa; da li in avanti ho seguito tutto il processo del partito, dalla morte del pc alla nascita del pd. Arrivato a questo punto della vita e della Storia mi viene da dire esclusivamente … patetici! Siamo diventati patetici. Forse ha realmente ragione Grillo quando parla di pd meno l. Se in quasi cinquanta anni di vita ho imparato qualcosa é che: una persona (o un partito o altro) non é cio che dice ma si quello che fa. Bhe, il paese é una merda e non lo si difende continuando a difendere le solite persone, che continuano ad abitare i corridoi politici ed economici dell’italia, fin dai tempi del C.A.F. e primancora. Personalmente arrivo al paradosso di  preferire votare berlusconi e vedermelo altri 10 anni a capo del governo, piuttosto che avere a che fare con una sinistra ipocrita al governo. Almeno Berlusconi posso mandarlo a dar via il c… senza rimorsi e senza sensi di copa. Perché nella storia che ho vissuto é sempre stato cosí, dopo ogni crisi, il centrosinistra é salito al potere, ha rimesso a posto la situazione ma, sempre mettendolo in quel posto ai piu deboli e lasciando in pace i piu forti, Perche questo la sinistra puo farlo; i deboli accettano i sacrifici se é la sinistra a chiederli, perché i deboli hanno senso di responsabilitá… e memoria corta. Per questo la sinistra fará la medesima cosa in questa crisi. Certamente alle prossime elezioni andrá al potere e certamente offrirá l’amaro calice del sacrificio ai soliti poveracci… mentre le caste rimarranno tali e con tutti i loro privilegi immutati e i soldi al sicuro. Tutto questo per dire che mi dispiace ma, il mio voto questa volta non lo avrete. Non lo avrete, a  meno che non incontriate nuovamente il coraggio per fare qualcosa di diverso, per assumervi la responsabilitá di dire: io sto con i piu deboli con i fatti e non con le parole. Meglio soli che con Casini, la vecchia DC e i transfughi del PDL che, sempre piu numerosi si affacceranno alla finestra dei nuovi vincitori. Ognuno disposto alla santa alleanza ma, ognuno con il proprio bagaglio di richieste irrinunciabili, veri Responsabili della politica italiana.

p.s.

Potete cortesemente dite al deputato Stefano Esposito di smetterla di offendere le persone in Facebook, perché é proprio questo atteggiamento di superioritá che piu fa schifo agli occhi delle persone. Perché se é vero che in Val di Susa c’erano alcuni violenti e pur sempre vero che la massa era di persone comuni, vecchi e bambini… e sono queste le persone che il pd deve difendere. Invece il caro deputato si permette di offendere tutti. Il pd ha il dovere di stare dalla parte delle persone comuni e delle loro idee, quali che siano, accettandole anche se vanno contro a quelle che sono le idee dei dirigenti, anche se non piacciono, anche se sono difficili da seguire e provocano danni a qualche potente industriale di turno. Perche questo é quello che deve essere un partito vero, altrimenti é solo una s.p.a. tesa al personale profitto.

cordiali saluti.

vittorio colacchio

ubatuba SP Brasile

L’hanno trovata un 31 gennaio, buttata nella vegetazione di un giardino abbandonato. Proprio dietro casa mia; io dormivo e lei moriva a pochi passi da me.

Non l’hanno trovata… l’ha trovata la madre.

Io dormivo mentre a pochi metri di distanza una madre deponeva suo figlio. Gesto impercepito in un paese da sempre abituato a convivere con la morte, un paese pieno di vita, colori, musica.

Se n’è andata nella grande calura estiva, bagnata da quella pioggia che abbatte  favelas sulle alture di Rio e São Paulo. Quella pioggia che lava tutto, compresa l’indifferenza di chi ha. Compresa la speranza di chi non ha. Se n’è andata e la pioggia ha lavato il suo viso. Anche la madre ha lavato il suo viso. Copiosamente immagino. È il destino di tante, troppe madri che si protrae da più di mezzo millennio. Qui tutti valgono sempre meno di qualcosa. Meno di un pezzo legno, meno di un’oncia di argento, meno di un pugno di zucchero, meno di un paio di scarpe, meno di una tazza di riso, meno di un tiro di coca. Sempre meno di; sempre di meno.

Se n’è andata. Aveva scelto da tempo. Aveva scelto di stare con quelli che non possono. Stare è differente che aiutare. Si aiuta sempre dall’alto di una torre, mentre per stare occorre scendere. Lei, nata tra quelli che possono. Sono scelte che non si perdonano. Ed infatti non l’hanno perdonata.

Sarà stato questo a colpirmi di lei? Intuirla simile su sentieri in apparenza diversi?

Sotto l’ala protettrice della finta deferenza l’hanno chiamata in mille modi diversi e la cosa più buona che le hanno augurato è la fine che ha fatto. Ma parlando con quanti l’hanno conosciuta si ricostruisce un rompicapo di piccole azioni e parole in chiaro scuro che la sollevano dal fango in cui è stata cacciata. Si scopre uno di quegli angeli senza cielo che popolano gli anfratti scuri della società, molto più a loro agio nelle contraddizioni del vero che con la spada del giusto tra le mani.

L’ho rivista stretta in una cassa, la pelle più bianca che mai, i capelli neri, le lunghe dita affusolate. Sembrava serena. Non so se lo fosse veramente. Non ho retto il suo sguardo. Un senso di colpa mi ha invaso. Chissà; se non avessi indugiato, se avessi fatto ciò che pensavo di fare, se non avessi rimandato. Chissà, forse… Lo so che non è colpa mia, non è colpa di nessuno. Ma proprio perché non è colpa di nessuno che sento dolore. Di quanti altri come lei non ho nessuna colpa?

In fondo bastava fare ciò che io volevo.

 

Vittorio Colacchio – Aquarelo do Brasil – 2004

 

Alcune considerazioni di un italiano all’estero, che nel volgere di pochi giorni, sperimenta vasta gamma delle emozioni all’uomo concesse.
Ora che é tutto passato (…cominciato?) nel migliore dei modi, mi piacerebbe condividere alcuni dei molteplici stati d’animo che hanno dilacerato la mia persona in quest’ultimo periodo pre-referendario.
Tutto comincia con l’ansia e il timore che le schede per votare non arrivino in tempo… La data dei referendum si approssima e delle schede nessuna notizia. Só anche che per essere considerato valido il mio voto (cioé le schede) devono ritornare al consolato entro il 9 giugno. Vivo all’estero da ormai 13 anni  ma, ci tengo a dire la mia ad ogni elezione; quando poi si affrontano temi vitali come quelli degli attuali referendum… bhe allora il desiderio diventa ferrea volontá.
Fortunatamente Il Consolato Italiano e le Poste brasiliane fanno il loro dovere e a dieci giorni dal termine utile mi recapitano le schede a casa. Voto con entusiasmo e meno di due ore dopo, le schede sono nuovamente all’ufficio postale per riprendere il cammino che le riporterá di nuovo al consolato italiano.
Felice, mi immergo nella rete e con un certo malcelato orgoglio, posso dire alla vasta comunitá facebook: io ho (giá) votato!
Dopo alcuni giorni di soddisfazione personale e trepida attesa per le fatidiche date referendarie, vengo improvvisamente assalito dalla polemica: italiani all’estero e raggiungimento del quorum!! Comincio a provare nel fondo del mio animo un tormento atroce… il mio tanto sbandierato e gongolato voto da italiano allestero puó (forse) essere la causa del crollo di un sogno: il mancato raggiungimento del quorum da parte di tutti i quesiti referendari… con buona pace del cavaliere (che peró non sembrava aver intuito la cosa) ma soprattutto dei tanti che si erano illusi che un cambiamento reale stesse avvenendo in Italia. Giorni di tensione e delusione, tra notizie di ricorsi annunciati e controricorsi minacciati. Sensazioni dolorose che lasciano spazio al sollievo e all’allegria e all’euforia, quando finalmente giungono le ore 15,05 di lunedí 13 e i primi dati sull’affluenza alle urne.  Un sollievo. Posso finalmente godere un poco, finalmente ho qualcosa di di diverso da raccontare agli amici brasiliani che non siano le goliardiche imprese di cavalier Silvio, finalmente qualcosa da dire con un sorriso vero e senza l’amaro in bocca.
Rimangono, alla fine di questa storia, la sbornia di soddisfazione, il ritrovato orgoglio e  la speranza di un futuro migliore ma anche alcuni dubbi e perplessitá che vorrei condivire, chissá inserire in qualche dibattito, forse che ne possano stimolare qualcun altro. La questione é che il voto degli italiani all’estero, cosí com’é attualmente strutturato, lascia molto a desiderare e soprattutto lascia spazio a possibili manipolazioni. Per chi non lo sapesse il voto all’estero funziona cosí:
Il consolato invia all’elettore: una busta contenete le schede elettorali, il certificato elettorale, 2 buste per il riinvio delle schede al consolato e le istruzioni per l’uso.
L’elettore deve: votare sulle schede, inserirle in un prima busta anonima che va sigillata, inserire la busta con le schede in una seconda busta assieme al certificato elettorale, chiudere e rispedire il tutto al consolato. Senza francobollo perché il tutto é prepagato.
Ok, tutto in realtá é molto semplice e pratico, ma esistono vari ma…
-Tutto avviene per posta normale. Ovviamente posso verificare che il materiale giunga fino a casa mia, ma nessuna certezza che ritorni al consolato.
-Se le schede non mi arrivano entro due settimane dal voto, posso recarmi al consolato a chiedere spiegazioni. Giá ma se abito a cinque ore di viaggio dal consolato? (e tutto sommato mi va anche bene rispetto a altri) E chi me lo paga il viaggio, e il cibo e il tempo e il lavoro perso?
-Il mio voto viene effettivamente conteggiato una volta giunto al consolato? Ho effettivamente votato? Non so proprio come verificarlo.
-La busta contenete le schede é anonima ma, a ben guardare, é in una busta col certificato con il mio nome e cognome. Quindi teoricamente (e non solo teoricamente) il mio voto potrebbe essere identificato.
-Ma quante schede ci sono in giro? Chi le maneggia? É un servizio terziarizzato? É sicuro?
-Arrivano le schede ma,  l’informazione? Non esiste informazione che non sia quella del foglio che arriva assieme alle schede e che si limita alle informazioni (veramente di ) base e tecniche. Tipo: “elezioni politiche  2009” o “referendum popolare n. 1 – Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione“. So che anche in Italia é difficile essere informati ma all’estero, dove molti dei votanti hanno pochi contatti con l’Italia e spesso neanche parlano o capiscono perfettamente l’italiano, é necessaria se non proprio fondamentale una informazione decente.
- Infine, ed é una domanda relativa al post voto: chi cavolo eleggi alla fine? Lo hai mai piu sentito? Ti ha mai scritto qualcosa, ha mai fatto qualcosa per gli italiani all’estero? Non lo só, qui nella circoscrizione di San Paolo il consolato continua trattandoti al pari di una merda. Per un semplice rinnovo di passaporto, devi prima sperare di trovare un agendamento in internet ( e non c’é nessuna garanzia di trovarlo) per poi aspettare una media di tre mesi . Telefonre? É come mettersi l’iPod alle orecchie… ascolti musica per ore… e la bolletta del telefono sale. Nel frattempo lo Scilipodi di turno si é venduto per poco di piu che trenta Reais.
Ma questa dei disservizi del consolato va in un post a venire.